enniomorlotti

Ennio Morlotti
Lecco – 1910 / Milano – 1992

Nasce a Lecco il 21 settembre 1910.
Nel 1917 entra in collegio presso l’Istituto P.A. Ballerini. Attratto dalle opere di Giotto, Masaccio e Piero della Francesca, a ventisei anni abbandona l’impiego di contabile in un oleifìcio e si trasferisce per un breve periodo a Firenze. In seguito si sposa a Parigi dove vede le opere di Courbet e di Corot, degli impressionisti e di Cézanne. Sempre a Parigi rimane colpito dalla visione della Guernica di Picasso in mostra all’Expo del 1937. Rientrato a Lecco esegue la pittura murale Processione del Corpus Domini nella chiesa degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi a Germanedo. Nel 1939 si stabilisce a Milano e si iscrive all’Accademia di Brera, dove è allievo dei novecentisti Achille Funi e Aldo Carpi. Qui entra in contatto con il gruppo giovanile “Corrente”, capeggiato da Renato Birolli, del quale condivide gli orientamenti teorici improntati al superamento della retorica e dell’isolamento culturale imposti dal regime fascista. Fino al 1940 la pittura di Morlotti ha come principale referente Mario Sironi. Nel 1942 espone al III Premio Bergamo e nel 1943 redige con Ernesto Treccani il Primo Manifesto di Pittori e Scrittori. Più avanti l’attenzione dell’artista si sposta su Cézanne e, in particolar modo, sugli espressionisti tedeschi. È in questo clima che nel 1944 nascono i Paesaggi di Mondonico, in cui la forma appare quasi corrosa dall’impasto luminoso e materico del colore. Nel 1946 realizza opere di straordinaria intensità, come Donna che si lava e Donne di Varsavia in cui il rapporto con le immagini di Picasso si fa esplicito e diretto. Nello stesso anno firma il Manifesto del Realismo\ tiene la sua prima personale alla Galleria II Camino di Milano e, in dicembre, aderisce al “Fronte Nuovo delle Arti”. Appoggiato da Lionello Venturi, nel 1947 ottiene insieme a Birolli una borsa di studio per due anni a Parigi. Qui l’artista conosce personalmente Picasso e visita il suo studio. Nel 1959 realizza una personale alla Galleria II Milione di Milano ed espone a New York. Nel 1952, in occasione della XXVI Biennale di Venezia, aderisce al Gruppo degli Otto. Intanto, dopo aver compiuto appassionati studi e approfondimenti sulle opere di Picasso, nel 1953 Morlotti rimuove definitivamente ogni legame con l’arte del maestro spagnolo per ritornare a matrici espressioniste. Importanti, in questo periodo, sono anche i richiami alla scultura della Richier e, alla fine degli anni Cinquanta, i parallelismi con il lavoro materico di Arnaldo Pomodoro. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta si susseguono cicli di grande intensità, dedicati a nudi e vegetazioni, in cui il corposo impasto pittorico sembra trasferire direttamente sulla tela gli stati di tensione dell’esistenza di una materia organica che si sfalda fino a fondersi con il contesto. In questo periodo, oltre a ripetute partecipazioni a diverse edizioni della Biennale di Venezia, vengono dedicate a Morlotti personali a New York, Milano, Firenze, Ivrea, Torino, Roma e Basilea. Nel 1970 espone con Morandi alla Galleria II Milione a Milano e, con Morandi e Manzù, alla Galleria Odyssia di New York. Tra il 1972 e il 1976, dopo la parentesi della XXXVI Biennale di Venezia, si susseguono antologiche ad Acqui Terme, San Gimignano, New York, Parma, Zurigo ed Alessandria. A partire dagli anni Settanta l’artista approda ad una ricerca sempre più esplicitamente legata ad un preciso e solido recupero della realtà naturale. Emblematica in tal senso è la serie dei Teschi, realizzata tra il 1974 e il 1977 ed esposta nel 1978 alla Galleria Compagnia del Disegno di Milano. Nei primi anni Ottanta Morlotti dipinge la serie delle Rocce. Nel 1987 ritorna su un tema già elaborato negli anni Cinquanta, quello degli Studi per Bagnanti, immagini materiche dove il corpo femminile è definito da secchi colpi di spatola e da contorni marcati. Ed è proprio il soggetto delle Bagnanti a segnare il percorso creativo degli ultimi anni di vita di Morlotti, che muore nel 1992.